Filippo Ceccarelli, La Stampa, 26/09/1997, 26 settembre 1997
I giornalisti, portati per mestiere ad adorare le rotture catastrofiche o i più splendenti accordi, sono pericolosissimi guastatori della trattativa
I giornalisti, portati per mestiere ad adorare le rotture catastrofiche o i più splendenti accordi, sono pericolosissimi guastatori della trattativa. Anche a causa loro, perciò, sempre più conviene sdoppiare il negoziato in ”formale” e ”sostanziale”. Nel primo caso le telecamere riprenderanno gigantesche delegazioni, volti eccitati attorno al tavolone, e i microfoni, nei cortili, saranno intasati da un mare di chiacchiere. Nel secondo caso non ci saranno né telecamere, né microfoni e nemmeno taccuini. «L’accordo - spiega Del Turco - si fa qui, a delegazioni ristrette perché altrimenti si sommano tutte le contraddizioni anche all’interno delle parti. A cena non si è mai più di dieci». A cena? «Sì, e per favore senza inutili moralismi. I migliori contratti li abbiamo decisi in un appartamentino della Confindustria in via Veneto. Lucchini faceva preparare il pranzo al suo marinaio». Il buffet di Palazzo Chigi, del resto, è noto per la sua mestizia.