Sergio Ricossa, Il Giornale, 24/09/1997, 24 settembre 1997
L’argomento di Magnani si rafforza se badiamo ai redditi al netto delle imposte progressive, le cui aliquote marginali crescono sempre contro l’interesse dei ”ricchi”
L’argomento di Magnani si rafforza se badiamo ai redditi al netto delle imposte progressive, le cui aliquote marginali crescono sempre contro l’interesse dei ”ricchi”. Aumenterà l’incentivo a evadere, soprattutto se per dare la ”carta sociale” la burocrazia si contenterà di nostre autodichiarazioni o autocertificazioni che dir si voglia. Con milioni e milioni di carte sociali distribuite e da rinnovare ogni anno, i controlli a campione saranno una burletta, e premieranno i bugiardi, se non pure i falsari. Il riccometro, che giustamente Magnani chiama il poverometro, farà la fine del redditometro: convaliderà la caratteristica molto italiana di contentarsi di riformare con le parole, senza badare ai fatti. La progressività fiscale, anche la più dura, è congegnata in modo che mai, dopo il pagamento delle imposte, più ricco stia peggio del più povero. Altrimenti, si violerebbe il principio costituzionale del contribuire secondo la propria capacità contributiva, non di più. Ma, per ignoranza politica, i nostri governanti hanno aggiunto i vantaggi non fiscali: chiamiamoli vantaggi assistenziali. Il risultato è che la somma dei vantaggi può violare i più elementari criteri di giustizia. E, ben inteso, viola inoltre i più elementari criteri di efficienza economica.