Goffredo Fofi, Panorama, 18/09/1997, 18 settembre 1997
Il secondo: Il grande silenzio (1993) di Margarethe Von Trotta, regista di scarsissime e ormai lontanissime qualità, ma scritto e prodotto da Felice Laudadio, oggi agli onori delle cronache per lo scioccaggine critica con la quale ha scelto i film in concorso a Venezia ’97
Il secondo: Il grande silenzio (1993) di Margarethe Von Trotta, regista di scarsissime e ormai lontanissime qualità, ma scritto e prodotto da Felice Laudadio, oggi agli onori delle cronache per lo scioccaggine critica con la quale ha scelto i film in concorso a Venezia ’97. Vi si narrava di come le vedove di mafia invitassero le vedove dei mafiosi a fare insieme tanti video da mandare su tutte le tv del mondo, e sconfiggere in tal modo la mafia. Con questi nemici, di che dovrebbe aver paura la mafia? Mai i registi e gli sceneggiatori italiani oseranno invece: a) affrontare in modo serio i problemi della mafia dentro il quadro dell’economia criminale intrecciate con la basilare realtà delle banche e dell’economia ”non criminale”; b) spostarsi davvero sui luoghi, abbandonando il referente giornalistico e giudiziario per quello socioantropologico diretto.