Francesco Sisci, Il Sole 24 ore, 19/09/1997, 19 settembre 1997
Lo sviluppo cinese è stato anche il volano della crescita economica del Sud-est asiatico. Per darne ragione, allora, bisogna guardare a un contesto più ampio degli elementi tradizionalmente presi in considerazione da molti economisti
Lo sviluppo cinese è stato anche il volano della crescita economica del Sud-est asiatico. Per darne ragione, allora, bisogna guardare a un contesto più ampio degli elementi tradizionalmente presi in considerazione da molti economisti. Gli stessi leader cinesi, quando parlano di crescita sostenuta, sono ben attenti a quello che definiscono «attivismo popolare». «Bisogna stare attenti a non deprimere l’attivismo dei contadini», ripetono ancora oggi documenti ufficiali, proprio come la distribuzione delle terre delle Comuni popolari agli agricoltori tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, venne descritta come una «sollecitazione dell’entusiasmo popolare». Tradotto in termini più vicini ai nostri, si può dire che la dirigenza cinese ha coscientemente fatto leva sullo spirito di impresa dei singoli cinesi, il loro carattere nazionale è fatto di un grande individualismo anarcoide, che li spinge a cercare il proprio profitto in ogni piega e contro ogni altro interesse. E, stranamente, su questa definizione di spirito nazionale cinese concordano sia Mao Zedong che il neo conservatore Francis Fukuyama nel suo libro Trust.