Francesco Sisci, Il Sole 24 ore, 19/09/1997, 19 settembre 1997
Ma attualmente non c’è alcun conflitto tra affari e potere politico in Cina. Questo perché per la prima volta nella storia del Paese, funzionari abbandonano il loro posto sicuro per mettersi in affari; il contrario di quanto accadeva in passato, quando la massima ambizione di un commerciante era diventare un funzionario
Ma attualmente non c’è alcun conflitto tra affari e potere politico in Cina. Questo perché per la prima volta nella storia del Paese, funzionari abbandonano il loro posto sicuro per mettersi in affari; il contrario di quanto accadeva in passato, quando la massima ambizione di un commerciante era diventare un funzionario. Per motivi egalitari i funzionari ricevono paghe basse, inadeguate alla ricca realtà delle grandi città cinesi. Così di fatto scelgono tra farsi corrompere o abbandonare il posto, per inseguire carriere più lucrose negli affari. La corruzione poi, per stessa ammissione ufficiale, ha giocato un ruolo positivo, perché ha cointeressato praticamente i funzionari alla creazione di un mercato e di opportunità laddove non c’erano ancora leggi e disposizioni. Senza questo interessamento, nessuno avrebbe mosso un dito, e l’economia oggi non sarebbe così sviluppata. Ma l’ideologia egalitaria è così radicata, che è difficile pensare a una radicale inversione di tendenza, con alti salari per funzionari statali nel breve periodo. Il che è un bene per il Paese: solo così il circolo virtuoso dell’imprenditoria cinese continuerà a prosperare per anni.