Orio Caldiron, Il Mattino, 20/08/1997, 20 agosto 1997
Chiusa definitivamente la stagione dell’avanspettacolo, Totò si trova ad una svolta importante. I suoi due primi film potrebbero suggerirgli di farsi autore di se stesso per cercare un’altra strada, oltre al palcoscenico, dove esprimere al massimo la sua verve comica
Chiusa definitivamente la stagione dell’avanspettacolo, Totò si trova ad una svolta importante. I suoi due primi film potrebbero suggerirgli di farsi autore di se stesso per cercare un’altra strada, oltre al palcoscenico, dove esprimere al massimo la sua verve comica. Ma se questo non avviene, sono due autori importanti come Michele Galdieri per la rivista e Cesare Zavattini per il cinema che decidono di toglierlo dall’impasse. Lo scrittore romagnolo Zavattini ha scoperto Totò negli anni Trenta a Milano mentre si esibiva al teatro Trianon. In più di un’occasione aveva costretto ad accompagnarlo altri amici intellettuali che si mostravano inizialmente particolarmente riottosi e diffidenti. Quando sul settimanale ”Tempo” gli viene affidata una rubrica di critica sul teatro di varietà, lo scrittore romagnolo la inaugura proprio con la recensione di uno spettacolo di Totò, segnalando a tutta Italia i suoi grandi meriti. E Totò diventa ormai un acquisto che il cinema non si vuole certo lasciar sfuggire. Zavattini ha addirittura scritto per lui un soggetto Totò il buono che non diventerà mai un film di Totò, ma sarà lo spunto di Miracolo a Milano realizzato molti anni più tardi in pieno neorealismo dal binomio De Sica-Zavattini.