Orio Caldiron, Il Mattino, 20/08/1997, 20 agosto 1997
"Totò il buono" è pubblicato sulla rivista ”Cinema” come un soggetto di Zavattini e Totò. Il nome di Totò è stato usato con l’accordo di entrambi perché lo scrittore spera che questo faciliti una sua eventuale realizzazione cinematografica, e l’attore si augura che così sia più facile per lui interpretarlo, invece che venga affidato ad un altro
"Totò il buono" è pubblicato sulla rivista ”Cinema” come un soggetto di Zavattini e Totò. Il nome di Totò è stato usato con l’accordo di entrambi perché lo scrittore spera che questo faciliti una sua eventuale realizzazione cinematografica, e l’attore si augura che così sia più facile per lui interpretarlo, invece che venga affidato ad un altro. Il protagonista è ovviamente Totò, l’uomo più buono del mondo nato sotto un cavolo. A trent’anni va nella città di Aaa per cercare fortuna ma incontra solo tristezza e scortesia. Quando trova un lavoro da uno scultore si innamora della statua di una ninfa. La baraccopoli in cui abita è minacciata da un Plutocrate deciso a distruggerla per estrarre il petrolio che vi scorre sotto. Totò si mette a capo della resistenza con le armi della gentilezza e della fantasia. Arrivano in suo aiuto anche due angeli che gli danno la facoltà di compiere miracoli per ventiquattro ore. Così riesce a far fuggire gli invasori e a dare vita alla statua. Ucciso da una trave che gli cade sulla testa, risorge durante il suo funerale. Intanto il Plutocrate si è impadronito della baraccopoli e insegue Totò e gli altri poveracci. Ma Totò compie l’ultimo miracolo. Sale e fa salire i suoi amici a cavallo delle scope e vola via verso un mondo più umano dove tutti dicono buon giorno volendo veramente dire buon giorno.