Orio Caldiron, Il Mattino, 20/08/1997, 20 agosto 1997
L’idea di un nuovo film per Totò prende forma in San Giovanni decollato prodotto da Liborio Capitani e diretto da Amleto Palermi
L’idea di un nuovo film per Totò prende forma in San Giovanni decollato prodotto da Liborio Capitani e diretto da Amleto Palermi. Zavattini ne scrive sceneggiatura e dialoghi traendolo da un a commedia del siciliano Nino Martoglio, ma non se la sente di dirigerlo come gli propone il produttore, anche se è diventato molto amico di Totò. Lo va a trovare spesso in viale Parioli 41 dove l’attore vive con Diana, Liliana, il padre e la madre che lo hanno raggiunto accompagnati da una gabbia con due canarini chiamati Gennarino e Rosa e da un grosso gatto d’angora, Bianco, considerato un secondo figlio. Totò è molto ospitale e offre lui stesso a Cesare vino o caffè su un grande vassoio d’argento con lo stemma che, prima di riporre nella credenza, pulisce con il gomito. Ma non è altrettanto avveduto quando gli propongono un lavoro e rischia di accettare qualsiasi copione e soprattutto non contratta mai per i suoi compensi rischiando spesso di essere sottopagato mentre arricchisce, soprattutto negli anni successivi, tutti i produttori che hanno la fortuna di lavorare con lui. Zavattini scrive una lettera a Capitani per chiarirgli come deve essere fatto secondo lui il film di Totò. Deve essere prima di tutto paradossale e moderno perché solo così esprimerà la mimica e il carattere dell’attore. Tutto quello che c’è attorno a Totò deve servire la sua comicità, deve aiutare a far «scoppiare» le invenzioni e le situazioni che inventa l’attore. Totò deve essere continuamente alla ribalta, continuamente presente agli occhi e all’attenzione dello spettatore, proprio come avviene in tutti i film comici dove il protagonista si assenta solo per pochi metri di pellicola.