Orio Caldiron, Il Mattino, 20/08/1997, 20 agosto 1997
Il napoletano Michele Galdieri è allora già molto noto nel mondo del teatro, dove ha cominciato giovanissimo
Il napoletano Michele Galdieri è allora già molto noto nel mondo del teatro, dove ha cominciato giovanissimo. Nel 1924, a ventidue anni, ha rimaneggiato una rivista lasciata incompiuta dal padre Rocco. L’anno successivo scrive il suo primo copione, L’Italia senza sole, di cui si occupa la censura perché vi si fa chiaramente allusione al delitto Matteotti. Molto amico dei fratelli De Filippo, scrive per loro uno spettacolo che ha successo e che lo porterà ben presto a essere conosciuto in tutta l’Italia. Il suo stile subito riconoscibile, è basato su un’armonica fusione di satira, comicità e coreografia, che cura personalmente insieme con la regia dei suoi spettacoli. La satira preoccupa spesso Leopoldo Zurlo, il revisore dei testi teatrali di quello che sarà il Minculpop, e cioè il ministero della Cultura Popolare. Galdieri gli porta la prima rivista nell’agosto del 1931. Si presenta con un viso da adolescente sveglio e non si vedono né le sue ali di pelle, né la coda da diavoletto, ma le grinfie sì, e quelle Zurlo giele arrotonda qua e là. Sin dal titolo si intuisce quello che sarà sempre il segreto di Galdieri e cioè non dire nulla e suggerire tutto. Ed è proprio tra le maglie di questo suggerire che riesce a far passare molte cose. Uno dei suoi bersagli in Quando meno te l’aspetti è il cinema. uscito da poco il film che si è fatto notare per la sua ingenuità: Sempre cielo di Alfredo Guarini con un’Isa Miranda che, appena ritornata dall’America, ha assunto pose da diva hollywoodiana. Nella rivista Anna rifà il verso alla Miranda presentandosi a Totò-ciabattino in una ricostruzione del cortile di San Giovanni decollato.