Orio Caldiron, Il Mattino, 20/08/1997, 20 agosto 1997
Ma la scena per cui la rivista è rimasta famosa nella storia del teatro leggero è quella del Gagà, interpretato da Totò, che in una sgangherata camera ammobiliata svolge l’opera di seduzione nei confronti di Anna Magnani, moglie in cerca di svago
Ma la scena per cui la rivista è rimasta famosa nella storia del teatro leggero è quella del Gagà, interpretato da Totò, che in una sgangherata camera ammobiliata svolge l’opera di seduzione nei confronti di Anna Magnani, moglie in cerca di svago. I due fanno la caricatura dei Gagà e delle Gagarelle che affollano i bar di via Veneto usando il loro linguaggio contratto in cui bici vuol dire bicicletta, tele telefono, occupato. Totò sfoggia la sua straordinaria caratterizzazione del Gagà che gli è stata ispirata da un anonimo giovanotto che ha incontrato per strada. Costui calzava scarpe mal connesse ma lucidate, indossava un abito liso ma stirato, mentre una sciarpa sfrangiata di coloro giallo avvoltolata alla gola e un cappello serrato sotto l’ascella sinistra completavano l’abbigliamento. Tra tanta dichiarata manifestazione di diligenza, risaltava la folta capigliatura corvina, riccamente spalmata di uno spesso strato di brillantina. La massa dei capelli si prolungava oltre il collo, sbriciolandosi in riccioli e ciuffetti che si adagiavano sul bavero della giacca. Come sempre Totò, che tiene in modo particolare al suo abbigliamento tanto da essere sempre elegantissimo, è molto attento all’aspetto delle persone che cerca di imitare molto dettagliatamente nelle sue caratterizzazioni; nello spettacolo impersona anche uno sfortunato signor Bonaventura che invece di guadagnare il famoso milione come nelle sue avventure sul ”Corriere dei piccoli”, è sempre al verde e inguaiato nelle difficoltà di tutti i giorni.