Orio Caldiron, Il Mattino, 20/08/1997, 20 agosto 1997
Totò è quasi sempre in frac e, forse, ha accettato di partecipare allo spettacolo proprio per il vestito particolarmente elegante
Totò è quasi sempre in frac e, forse, ha accettato di partecipare allo spettacolo proprio per il vestito particolarmente elegante. Tutta la sera è brillante e leggero, non sa la parte come il suo solito, ma è contento di ritrovarsi sul palcoscenico dopo la lunga cattività del cinema, come un’anitra nell’acqua e inventa a ruota libera molte cose curiose. Ad un certo punto si fa dare il copione dal suggeritore per ricordarsi una battuta. Nel pre-finale Anna interpreta la «fioraia del Pincio» una canzone particolarmente bella, piena di nostalgia per i tempi tranquilli e felici della pace. Ma non le sembra che il pubblico l’ascolti come dovrebbe perché è distratta dalle moine e mossette di Totò che è dall’altra parte del palcoscenico. Così, nella successiva rappresentazione, chiede e ottiene dal comico – che si dimostra particolarmente generoso, contrariamente a molte primedonne che abitualmente calcano narcisisticamente le scene – di poter avere le luci tutte su di sè, mentre lui resta in ombra. Ma il cambiamento non produce assolutamente l’effetto desiderato. Anzi: questa volta gli spettatori sono ancora più disattenti perché, mentre lei canta, cercano con gli occhi Totò che così poco illuminato è molto meno facile da localizzare. E si ritorna così, gioco, all’illuminazione precedente, non senza che tra Totò e Anna si crei un momento di inevitabile malumore se non proprio di screzio.