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 1997  settembre 20 Sabato calendario

Quello che mi viene in mente è il sorriso di Harry Rubin, tagliato dal sole al tramonto giallo e polveroso di Berkeley, dietro la finestra del suo piccolo laboratorio color cartone

Quello che mi viene in mente è il sorriso di Harry Rubin, tagliato dal sole al tramonto giallo e polveroso di Berkeley, dietro la finestra del suo piccolo laboratorio color cartone. Se in tutta questa storia ci fosse una morale, se si volesse scoprire il senso delle cose, sarebbe tutto nel taglio di quel sorriso sotto la coppola pied-de-poule sottile che si era appena infilato mentre si alzava e telefonava per la seconda volta, alla moglie: per dire che avrebbe fatto tardi, ma che stava arrivando. «Lei potrebbe essere Tolstoj o Shakespeare», aveva detto. «Potrebbe scrivere un articolo o un libro. Non importa. Non cambierebbe niente. Non si aspetti di aver alcuna influenza, la ignoreranno. Certe volte, la società dev’essere pronta: una spiegazione semplice e sbagliata è meglio di nessuna spiegazione. Ne hanno trovata una semplice, il virus HIV, e non vogliono lasciarla. Nessuno voleva credere che la Terra è tonda, il Cardinale si rifiutava di guardare attraverso il telescopio di Galileo, perché non voleva vedere le lune di Giove. L’Aids è una magnifica metafora del pensiero di massa. La verità non ha senso, qui. Non è questione di logica o di fatti: è un’altra dimensione, di relazioni pubbliche, di movimento gay, di pressioni politiche: come riesci a terrorizzare il pubblico, a ottenere più attenzione, più denaro. Una dimensione svincolata da qualsiasi logica. Attaccarla è un problema troppo complesso. D’altra parte, è stato sempre così. Prima si chiamava fede, riguardava la Chiesa. Ora è la scienza».