Luca Rossi, Marie Claire, 20/09/1997, 20 settembre 1997
Rubin aveva elaborato con Howard Temin la teoria della transcrittasi inversa, in base a cui si sono poi scoperti i retrovirus
Rubin aveva elaborato con Howard Temin la teoria della transcrittasi inversa, in base a cui si sono poi scoperti i retrovirus. E l’HIV è un retrovirus. Poi aveva ripudiato quel lavoro e il Nobel era andato a Temin, con Baltimore e Dulbecco. Ma non era questo il punto. Avevo tutti i Nobel che volevo. Kary Mullis o Walter Gilbert non dicevano cose diverse da Rubin. Ma erano Nobel, se lo potevano permettere. Gli altri no, e li guardavo affondare lentamente, scivolare dimenticati nei corridoi dell’informazione e della storia. Come Peter Duesberg, accademico degli Stati Uniti, destinatario di fondi illimitati in qualità di Outstanding Researcher, scopritore di uno dei rarissimi geni del cancro: ora professore a Berkeley senza alcun finanziamento, bandito dalle riviste scientifiche. O come Bob Root-Bernstein, o Joseph Sonnabend. Tutti affondati. Perché a un certo punto dell’epidemia di Aids avevano letto i dati, controllato le previsioni, studiato le pubblicazioni scientifiche e i loro stessi pazienti, e messo in discussione il punto centrale: che l’HIV fosse quello che i giornali definivano «virus dell’Aids». Ovvero, che fosse l’unica e vera causa di ciò che conosciamo come Sindrome di Immunodeficienza Aquisita.