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 1997  settembre 20 Sabato calendario

E questo è il punto. L’Aids è una malattia fatta di statistiche: che, poi, fanno i titoli dei giornali

E questo è il punto. L’Aids è una malattia fatta di statistiche: che, poi, fanno i titoli dei giornali. Eterosessuali e no identified risk sono due categorie diverse: con numeri radicalmente diversi. La prima volta che li ho letti, non riuscivo a crederci. I no identified risk erano, in definitiva, la categoria in cui sarei finito se mai avessi avuto l’Aids; e con me, la maggioranza della popolazione nel mondo occidentale. Bene. Dopo undici anni di epidemia, dal 1981 al 1992, in tutti gli Stati Uniti i no identified risk erano 584. Cinquecentottantaquattro. Su 253.448 casi complessivi di Aids. Lo zero virgola due per cento. Cinquanta all’anno. Su duecentocinquanta milioni di abitanti. In tutti gli Stati Uniti, l’epidemia di Aids tra gli eterosessuali non a rischio aveva colpito cinquanta persone all’anno. Lo zero virgola zero zero zero zero due per cento della popolazione. «Quel numero» ho detto. «Quei 584 eterosessuali senza rischi. Sembrano così pochi». «Quelli che non hanno un’indicazione di rischio precisa vengono intervistati», aveva detto Patricia Fleming, direttrice della Reporting and Analysis Section della Divisione Aids del CDC. «Si guardano le loro cartelle cliniche, si parla con il loro medico, con loro. Poi vengono riclassificati». «Va bene. Allora possiamo dire che per questi abbiamo informazioni sicure, attendibili, e che solo 584 sono fuori dalle categorie di rischio?» «Si». Incredibile.