Luca Rossi, Marie Claire, 20/09/1997, 20 settembre 1997
Ci sarebbero le prostitute: che non sono una categoria a rischio, perché non si ammalano di Aids, a meno che non siano tossicodipendenti; ma allora sono tossicodipendenti; e i tossicodipendenti, che sono definiti tali dalle statistiche solo se si fanno in vena; altrimenti sono anche loro no identified risk; così che una puttana crack-dipendente del Bronx rientra in quei 584 definiti non a rischio; e ci sarebbe da dire del sarcoma di Kaposi, la malattia che iniziò tutto, che definì l’Aids, tant’è che allora si chiamava gay cancer; e che adesso è scomparsa, mentre l’Aids c’è ancora; e il come e il perché di questo; e come e perché i casi diminuiscono, i morti diminuiscono, e vedrete che diranno come il merito sia delle nuove cure, gli inibitori delle proteasi: e non è vero, perché gli inibitori sono in uso dal ’95, e il calo è iniziato molto prima; ma lo diranno lo stesso, come dissero che l’AZT allunga la vita, e poi gli studi del Concorde Trial dimostrarono che non era affatto vero, anzi, ma tutti fecero finta di niente; andate a chiedere alla Burroghs Wellcome quanto costa un anno di AZT, per capire il perché; quanto costa un anno di inibitori della proteasi; e ci sarebbe quella faccenda che basta un rapporto, un solo contatto può essere fatale, e poi gli unici studi pubblicati dicono che per infettarsi con l’HIV, per diventare sieropositivo, a un uomo occorrono in media da cinquemila a diecimila rapporti sessuali con la stessa sieropositiva, e a una donna da cinquecento a mille: studio di William Blattner, amico di Gallo, di Fauci, uno dell’establishment dell’Aids, non un pazzo; ma anche questo non basta, non sarebbe che un inizio, e in fondo, tutto questo direbbe poco, direbbe solo che la trasmissione dell’HIV è difficile, non facile come una qualsiasi malattia venerea; se non che c’è qualcos’altro, qualcosa di cui non si può mai parlare: quel qualcosa per cui Rubin sorride, e gli altri affondano
Ci sarebbero le prostitute: che non sono una categoria a rischio, perché non si ammalano di Aids, a meno che non siano tossicodipendenti; ma allora sono tossicodipendenti; e i tossicodipendenti, che sono definiti tali dalle statistiche solo se si fanno in vena; altrimenti sono anche loro no identified risk; così che una puttana crack-dipendente del Bronx rientra in quei 584 definiti non a rischio; e ci sarebbe da dire del sarcoma di Kaposi, la malattia che iniziò tutto, che definì l’Aids, tant’è che allora si chiamava gay cancer; e che adesso è scomparsa, mentre l’Aids c’è ancora; e il come e il perché di questo; e come e perché i casi diminuiscono, i morti diminuiscono, e vedrete che diranno come il merito sia delle nuove cure, gli inibitori delle proteasi: e non è vero, perché gli inibitori sono in uso dal ’95, e il calo è iniziato molto prima; ma lo diranno lo stesso, come dissero che l’AZT allunga la vita, e poi gli studi del Concorde Trial dimostrarono che non era affatto vero, anzi, ma tutti fecero finta di niente; andate a chiedere alla Burroghs Wellcome quanto costa un anno di AZT, per capire il perché; quanto costa un anno di inibitori della proteasi; e ci sarebbe quella faccenda che basta un rapporto, un solo contatto può essere fatale, e poi gli unici studi pubblicati dicono che per infettarsi con l’HIV, per diventare sieropositivo, a un uomo occorrono in media da cinquemila a diecimila rapporti sessuali con la stessa sieropositiva, e a una donna da cinquecento a mille: studio di William Blattner, amico di Gallo, di Fauci, uno dell’establishment dell’Aids, non un pazzo; ma anche questo non basta, non sarebbe che un inizio, e in fondo, tutto questo direbbe poco, direbbe solo che la trasmissione dell’HIV è difficile, non facile come una qualsiasi malattia venerea; se non che c’è qualcos’altro, qualcosa di cui non si può mai parlare: quel qualcosa per cui Rubin sorride, e gli altri affondano.