Luca Rossi, Marie Claire, 20/09/1997, 20 settembre 1997
Me l’avevano spiegato in tanti, ormai era pubblicato anche su ”Science”, e persino Luc Montagnier l’aveva ammesso: un mistero, aveva detto; ma la spiegazione più chiara me l’aveva dato Robert Root-Bernstein, dell’Università del Michigan
Me l’avevano spiegato in tanti, ormai era pubblicato anche su ”Science”, e persino Luc Montagnier l’aveva ammesso: un mistero, aveva detto; ma la spiegazione più chiara me l’aveva dato Robert Root-Bernstein, dell’Università del Michigan. «Ogni microrganismo deve essere presente in una certa quantità per funzionare. Una sola cellula infetta, o dieci o cento non causano la malattia. Il tuo corpo può controllare il virus. Come in guerra: se mandi tre uomini a prendere un fortino, non importa quanto bravi, non ce la possono fare. Nell’Aids, muori di infezioni opportunistiche perché il tuo sistema immunitario è stato distrutto. Teoricamente, dal retrovirus HIV. Ma ogni volta che hanno cercato di provarlo, hanno trovato che solo uno su mille o diecimila linfociti T, le cellule del sistema immunitario, è infettato dall’HIV. Non sono mai riusciti a trovarne di più. Ma se guardi a quelle che in realtà muoiono, la proporzione è una su due. Ovvero: ne hai mille, con l’Aids ne muoiono cinquecento. Ma una sola è infettata dall’HIV. Anche mentre stai morendo; e certe volte, quando conti quanti linfociti T sono rimasti a un paziente, scopri che se ne sono andati anche molti di più, magari ne sono rimasti solo cinquanta. Erano mille, e sono cinquanta. E uno solo era infettato. Significa che novecentocinquanta linfociti sono morti, e per uno solo hai una spiegazione. C’è qualcosa che uccide quasi tutte le cellule, ma l’HIV è responsabile per una sola di esse».