Luca Rossi, Marie Claire, 20/09/1997, 20 settembre 1997
Così, la mattina che aveva vinto il Nobel avevo telefonato a Kary Mullis. Lo immaginavo a casa sua, a La Jolla, con il sole della California e lui che pensava: oggi ho vinto il Nobel
Così, la mattina che aveva vinto il Nobel avevo telefonato a Kary Mullis. Lo immaginavo a casa sua, a La Jolla, con il sole della California e lui che pensava: oggi ho vinto il Nobel. L’aveva vinto con la Polymerase Chain Reaction, PCR, una tecnica per vedere l’immensamente piccolo. E con la PCR avevano trovato l’HIV. «Bene», aveva detto. «Mi sembra abbastanza chiaro che l’HIV non è la causa dell’Aids. Tutti i dati non lo provano in maniera assoluta, ma mi sembrano piuttosto chiari nel dimostrare che non c’è correlazione. E anche se ci fosse, credo ci vorrebbe di più per chiudere la questione. Ma, in assenza di questo, è assolutamente ridicolo continuare a considerare l’HIV causa dell’Aids. Non solo ridicolo, ma quasi criminale. L’HIV è stato scelto in quella che sembra essere una maniera capricciosa e arbitraria. Studiavano i retrovirus sperando di trovare la causa di qualche malattia, del cancro in particolare, in modo da giustificare i finanziamenti che ricevevano. Per continuare a riceverli. Erano abbastanza disperati. L’Aids è stata la loro soluzione». «Ma la maggior parte degli scienziati è d’accordo con loro». «Pecore. E nemmeno più tanto pecore, adesso: sono diventati pecore aggressive. Si sono fatti far fessi per così tanto tempo che è diventato difficile ammetterlo, per loro».