Orio Caldiron, Il Mattino, 25/08/1997, 25 agosto 1997
In una parodia della Figlia di Jorio che si chiama Il figlio di Jorio, Totò è il pastore Aligi che dopo aver dormito settecento anni si sveglia nel nuovo mondo ignaro di tutto
In una parodia della Figlia di Jorio che si chiama Il figlio di Jorio, Totò è il pastore Aligi che dopo aver dormito settecento anni si sveglia nel nuovo mondo ignaro di tutto. Ma se continua a ripetere: «Io sono ignaro!», poi accenna ai rastrellamenti, «Ho fatto un nascondiglio dietro lo scaldabagno... ma dice che hanno i cani poliziotto!?». Alla pazzia dei governanti, «Forse è meglio fare il pazzo... entrare in un manicomio... Ma come fai a distinguere?». E intanto recita: «Io penso alle mie pecore che tirano a campar!». Iniziata al Teatro «Valle» il 5 febbraio, la rivista passa alla metà di marzo alla «Sala Umberto I» e quindi al Teatro «Brancaccio». Mancano i mezzi di comunicazione, la benzina è razionata, le automobili private non possono circolare. Totò va a teatro in bicicletta, mentre Anna ha acquistato un calessino tirato da Banana, un pony che mangia erba invece della biada introvabile, ma rifiuta di assaggiare i fiori che la sua padrona butta via perché glieli hanno regalati i gerarchi tedeschi. Lo spettacolo deve andare in scena tutte le sere e Totò, fedele alla tradizione, recita anche la sera della morte di suo padre e, nel tentativo di non lasciar trapelare il suo dolore, riesce a far ridere il pubblico più del solito.