Orio Caldiron, Il Mattino, 25/08/1997, 25 agosto 1997
Anche in questa rivista sono continui i riferimenti alla realtà del momento. Orlando, in un siparietto che si svolge a Carbonia, con una gustosa trasformazione gagarellistica della sua armatura, portando alcuni pezzi di carbone sulle spalle, canta: « meglio pigliarsela allegramente / se porti carboni
Anche in questa rivista sono continui i riferimenti alla realtà del momento. Orlando, in un siparietto che si svolge a Carbonia, con una gustosa trasformazione gagarellistica della sua armatura, portando alcuni pezzi di carbone sulle spalle, canta: « meglio pigliarsela allegramente / se porti carboni... fa finta di niente. / meglio sorridere giocondamente... / La faccia è fetente... Ma tira a campà!». Orlando debutta a Roma al teatro «Valle» il 31 ottobre e continua le repliche andando in tournée. A Milano lo spettacolo è spesso interrotto dai bombardamenti che costringono gli attori, appena suona l’allarme, a correre come si trovano con i vestiti di scena, verso il più vicino rifugio. così che Totò nelle vesti di Orlando, con la corazza, il pennacchio in testa, la rigidità che gli impone il costume da pupo siciliano, corre per la strada a gambe levate spinto dalla paura che lo accomuna a tutti gli altri compagni. Un’attrice della sua compagnia, Clelia Matania, preoccupata che così bardato si renda ridicolo, una sera gli chiede perché non si è levato almeno il pennacchio. Totò pronto le risponde: «E secondo voi i’songo accussì fesso da finì acciso sott’ ’e bombe pe’ colpa ’e nu pennacchio?».Il suo modo di dire la battuta è così comico da far ridere e applaudire tutti gli altri rifugiati che dimenticano per un attimo la loro paura.