Gabriele Romagnoli, La Stampa, 24/09/1997, 24 settembre 1997
Poi c’è la potentissima «Commissione per le ammissioni», che decide il diritto d’ingresso di quanti, sospinti dalle maree della storia, cercano cittadinanza a Park Royal
Poi c’è la potentissima «Commissione per le ammissioni», che decide il diritto d’ingresso di quanti, sospinti dalle maree della storia, cercano cittadinanza a Park Royal. Bisogna superare l’esame. Ci si deve presentare vestiti al meglio, ma nudi. Nel senso che bisogna fare bella impressione e rivelare tutto di sé, come neppure al confessore o all’amante. Bisogna mostrare la propria vita ai raggi X: reddito regolare, entrate di straforo, le case in cui si è vissuto, le auto che si sono guidate, conti correnti, conti in sospeso, inclinazioni politiche e sessuali. La Commissione ascolta. Quella di Park Royal non annota nulla. Interrogatorio senza verbali. Negli Stati Uniti sarebbe irregolare, a Park Royal no. Vogliono evitare che si ripeta il caso accaduto in un palazzo a Sutton Place, dove rifiutarono un aspirante inquilino (senza motivazione, poiché non è dovuta) e si videro chiedere l’esibizione del verbale, dove era scritto e sottolineato «afroamericano». La libertà di negare il «diritto d’asilo» è ritenuta inviolabile per le commissioni d’ammissione di Manhattan. Quella del San Remo, su Central Park West, la esercitò nei confronti di Madonna, quella di un palazzo al numero 950 di Park Avenue l’ha fatto valere a danno di Bryant Gamble, noto conduttore di «Today Show» sulla Nbc, nero. C’è un palazzo a Soho, al numero 451 di Broome Street, che richiede un «Artist’s Certificate»: per abitare lì bisogna dimostrare di essere un artista. Fotografi e pittori debbono presentarsi con i cataloghi delle mostre, gli scrittori con i libri pubblicati e le recensioni (ma sono accolti anche se stroncati). L’accesso a Park Royal è, al confronto, una formalità: la Commissione che ha accettato all’unanimità, superato l’imbarazzo iniziale, Monte e Bill, coppia gay (ma ricca), e rifiutato un ragazzo di vent’anni un po’ sospetto, perché da soli tre mesi lavoratore fisso. Magari si temeva che non avrebbe potuto coprire con tappeti l’80 per cento della superficie, come da legge interna.