Rodolfo Di Giammarco, la Repubblica, 06/10/1997, 6 ottobre 1997
La gratifica la cosiddetta «immortalità» decretatale dall’opera omnia della Bompiani? «Il concetto è assimilabile alla definizione di «divino» che qualcuno m’ha affibbiato quando ero più sprezzante
La gratifica la cosiddetta «immortalità» decretatale dall’opera omnia della Bompiani? «Il concetto è assimilabile alla definizione di «divino» che qualcuno m’ha affibbiato quando ero più sprezzante. Adesso che non sfodero più capricci, che non ho pose dandistiche, che sono più sincero, e che mi considero più di là che di qua dopo aver conosciuto da ormai un decennio il calvario degli ospedali, mi sono davvero reso conto dell’insensatezza della vita, dello strepito inutile. E forse, in questo senso, paradossalmente, ora merito di più un appellativo che testimoni il mio approssimarmi a una soglia transitoria, ulteriore. Questa è già un’epoca di scompensi e di perdite importanti: penso alla morte di Nureyev, di Foucault, di Deleuze, di Lacan...». (Carmelo Bene a Rodolfo Di Giammarco).