Rodolfo Di Giammarco, la Repubblica, 06/10/1997, 6 ottobre 1997
Ai margini di questo spettacolo-concerto dedicato allo scomparso Antonio Striano, cos’è che può ancora emozionare o urtare Carmelo Bene? «Lo star male non mi dà fastidio più che tanto
Ai margini di questo spettacolo-concerto dedicato allo scomparso Antonio Striano, cos’è che può ancora emozionare o urtare Carmelo Bene? «Lo star male non mi dà fastidio più che tanto. Le sofferenze fisiologiche, come diceva bene Elsa Morante nel letto di morte, non sono di estremo disturbo. La volgarità vera è altra. Io, per il resto, non mi mescolo, non so. Dagli hotel o da casa vado direttamente ai palcoscenici dei teatri. Sono ostile a quella che con intuizione felice D’Annunzio chiama ”la tirannia delle plebi”. L’appiattimento dell’individuo è la sorte più preoccupante cui trascina ogni democrazia. Mi esalto per i quadri di Bacon. Mi emozionano i simbolisti, Blok o Laforgue. E mi emoziona anche molto il Garcia Lorca che nell’ ”Ode a Salvador Dalì” canta «Non è l’Arte la luce che ci acceca gli occhi/Prima è l’amore, l’amicizia o la scherma». Da un po’ di tempo provo sbalzi di sollievo nel lasciarmi parlare, nell’essere detto dalle cose. Una grande sensazione l’ho avuta di recente per il ”Callas Day”, di cui ho parlato anche nella mia rubrica di editorialista a Telepiù: assai più che una partita di calcio teleripresa in tempo reale, quei tanti frammenti di documentari di anni fa sulla Callas m’hanno fatto sentire i brividi di una diretta. L’orizzonte dei problemi politico-sociali non mi indigna più». (Carmelo Bene a Rodolfo Di Giammarco).