Mario Tedeschini Lalli, la Repubblica, 25/08/1996., 25 agosto 1996
Il dottor Robert Kirschner gira il mondo con la sua équipe per raccogliere le prove degli eccidi perpetrati contro l’umanità «in modo che tra dieci o quindici anni non salti fuori qualcuno a sostenere che tutto questo non è mai accaduto»
Il dottor Robert Kirschner gira il mondo con la sua équipe per raccogliere le prove degli eccidi perpetrati contro l’umanità «in modo che tra dieci o quindici anni non salti fuori qualcuno a sostenere che tutto questo non è mai accaduto». In pratica si tratta di raggiungere un luogo dove si sospetta che sia avvenuto un massacro, di sondare il terreno con uno strumento a T di circa due metri capace di individuare le bolle di gas formate dai cadaveri in decomposizione, di delimitare con altri strumenti i limiti della fossa, poi di scavare con le ruspe o con le pale (a seconda della natura del terreno) fino al momento in cui appaiono le scarpe. I morti vengono poi portati in laboratorio, dove si cerca di identificarli. Si raccolgono anche gli effetti personali, i campioni di piante, gli insetti che sono caratteristici del luogo. I cadaveri hanno spesso le mani legate dietro la schiena e spessissimo un buco sulla nuca. Le fosse di questo tipo, nella sola Jugoslavia, sono un centinaio. Kirschner dice che non è tanto duro - emotivamente parlando - scavare, quando parlare con i sopravvissuti. Le prove dei massacri così raccolte saranno poi utilizzate dai tribunali internazionali dell’Aja (ex Jugoslavia) e di Arusha (Ruanda).