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 1996  settembre 12 Giovedì calendario

Intervistato da Bruno Costi del "Tempo", Giuseppe De Rita (presidente del Cnel e celebre sociologo del Censis), dice che esiste ormai in Italia un superpotere nato dalla saldatura tra pubblici ministeri, polizia giudiziaria e servizi segreti, che agisce al di fuori da ogni controllo

Intervistato da Bruno Costi del "Tempo", Giuseppe De Rita (presidente del Cnel e celebre sociologo del Censis), dice che esiste ormai in Italia un superpotere nato dalla saldatura tra pubblici ministeri, polizia giudiziaria e servizi segreti, che agisce al di fuori da ogni controllo. Un vero e proprio pericolo per la democrazia. «Nel 1970-71 Giorgio Ruffolo scriveva il "Rapporto 80", tentativo di programmazione del futuro del Paese. Ricordo che tra le carte del lavoro preparatorio, al quale anch’io partecipai, circolava un testo che aveva come etichetta qualcosa come "Centro Studi e Piani", che doveva essere stato scritto da un magistrato, forse De Gennaro, ma non ne sono sicuro. In esso si diceva che lo Stato doveva organizzare la sua copertura sul sociale e contro la delinquenza staccando la giustizia penale da quella civile e facendo un combinato tra giustizia penale e polizia, cioè il "Sistema Difesa". Fummo tutti scandalizzati in un primo momento perché già l’idea di rompere il sistema giudiziario ci sembrava un’enormità. E invece è noto che siamo arrivati esattamente lì». De Rita aggiunge che questo sistema - nel quale magari sono presenti anche i servizi segreti stranieri - potrebbe usare i pentiti a suo piacimento e per suoi scopi e noi non avremmo alcun sistema per saperlo. Inoltre, chi tenta di criticare il sistema, per esempio sollevando dubbi sull’operato dei pm, è subito investito dai grandi giornali che lo qualificano come amico dei mafiosi o dei tangentisti (Salvatore Scarpino dice a questo proposito che i grandi giornali e i tg sono "l’ufficio stampa" dei poteri conglomerati). Il pm Vigna, interpellato dal "Giornale", ha risposto che lui non si sente intrecciato con nessuno, e tuttavia, sull’invadenza di questo preteso Superpotere nella vita pubblica, ammette che parzialmente la questione è vera, e che si giustifica solo pensando al passato patologico della vita in Italia (mafia, terrorismo, Tangentopoli): «Sono il primo a dire che deve essere la politica a guidare il Paese e che noi giudici dobbiamo riassumere una funzione residuale. Però prima dobbiamo debellare le malattie infettive. Sono tollerabili casi isolati, non le infezioni diffuse». E’ un’analisi simili a quella di Tiziana Parenti (Forza Italia), che imputa alla politica dell’emergenza praticata dal Pci negli anni ’60 la pre-condizione per l’insorgere, adesso, di questo Super-potere che ha in Antonio Di Pietro il suo simbolo. «La provenienza di Antonio Di Pietro risulta a Brescia in una struttura parallela ai servizi segreti. Su questo Di Pietro non ha mai fatto chiarezza, c’è scoperto un anno, un anno e mezzo, rispetto a quanto ha detto il ministro della Difesa».