Roberto Beretta, Avvenire, 27/08/1996, 27 agosto 1996
Messe celebrate ogni domenica in Italia: centomila. In Alto Adige, fuori da Bolzano e Merano, la messa è sempre celebrata in tedesco, ma nelle valli Badia e Gardena in ladino (nelle valli ladine ci sono 16 parrocchie e 20 mila fedeli, il messale e il lezionario ladino, in preparazione, saranno pronti entro il 2000)
Messe celebrate ogni domenica in Italia: centomila. In Alto Adige, fuori da Bolzano e Merano, la messa è sempre celebrata in tedesco, ma nelle valli Badia e Gardena in ladino (nelle valli ladine ci sono 16 parrocchie e 20 mila fedeli, il messale e il lezionario ladino, in preparazione, saranno pronti entro il 2000). Ad Aosta ogni domenica c’è una messa in francese. Ad Alghero, dove esiste un’isola catalana, residuo della colonizzazione spagnola del XIII secolo, si celebra ogni domenica una messa vespertina in spagnolo, con piccolissime varianti di pronuncia e di lessico rispetto allo spagnolo puro (ad Alghero 20 mila persone parlano catalano). Don Cesare Rattoballi ha celebrato a Palermo una messa in siciliano (qualche polemica). A Piana degli Albanesi, a Lungro in Calabria e nell’abbazia di Grottaferrata vicino Roma si dicono messe in greco dato che in tutt’e tre le comunità vivono i discendenti degli esuli albanesi che fuggirono cinque secoli fa alle persecuzioni turche. Messe in veneciano (una forma dello sloveno) nell’alto cividalese e in cimbro nell’altopiano di Asiago, dove ancora esistono due o tre piccoli gruppi che parlano l’antico dialetto longobardo (il cimbro è una specie di bavarese antico). Qui, per iniziativa del vescovo di Padova Beninteso, la liturgia in cimbro è stata riesumata per far contenti gli anziani, col risultato che «chi capisce ritorna bambino e chi non capisce si commuove».