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 1996  ottobre 01 Martedì calendario

«Altri indicatori confermano questa ipotesi. Anzitutto l’atteggiamento cauto e quasi benevolo della stampa Usa: "Gli analisti americani - scrive il "Washingtono Post" - descrivono i Talebani come un ’movimento anti-moderno’ piuttosto che ’anti-occidentale’ e comunque, come dice il senatore repubblicano Hank Brown, ’fortemente anti-sovietico’ e ora anti-russo"

«Altri indicatori confermano questa ipotesi. Anzitutto l’atteggiamento cauto e quasi benevolo della stampa Usa: "Gli analisti americani - scrive il "Washingtono Post" - descrivono i Talebani come un ’movimento anti-moderno’ piuttosto che ’anti-occidentale’ e comunque, come dice il senatore repubblicano Hank Brown, ’fortemente anti-sovietico’ e ora anti-russo". La seconda sponda all’idea di un collegamento tra Washington e "studenti afghani" viene da un contratto multi-miliardario firmato appena 16 giorni dopo le prime conquiste dei Talebani. "Il 5 settembre ’95 - racconta "Le Figaro" di ieri - la prima città importante, quellla di Herat, è caduta in mano al movimento degli ’studenti del Corano’, nato l’anno prima. Il 21 ottobre, l’Unocal - la diciassettesima società petrolifera americana e una delle cinquecento più grosse imprese Usa inserite nella classifica di Fortune - firma un contratto con il Turkmenistan". L’obiettivo è la costruzione di un gasdotto da tre miliardi di dollari per collegare attraverso l’Afghanistan i ricchi giacimenti del Mar Caspio ai terminal pachistani sull’Oceano indiano. E da lì al mercato internazionale, Una sorta di by-pass capace di saltare il grande nemico iraniano. La scelta americana assomiglia molto a quella russa che ha gli stessi problemi di trasporto del petrolio del Mar Caspio. La Russia deve evitare i guerriglieri musulmani della Cecenia, minuscolo Paese da cui passa però un fondamentale oleodotto. Gli Usa cercano un’alternativa al Golfo Persico: sulle sue coste ci sono l’Iran integralista (di osservanza sciita invece che sunnita come l’Arabia e i Talebani) e l’Irak espansionista di Saddam Hussein. La risposta sia di Mosca sia di Washigton è stata militare e ingegneristica. In questo quadro la guerra in Cecenia e i finanziamenti ai Talebani rappresentano la soluzione di forza; la progettazione di nuovi oleodotti e gasdotti quella ingegneristica. Prima di sposare la causa degli "studenti", gli Usa avevano un altro alleato in Afghanistan, quel Gulbuddin Hekmatyar, eroe della resistenza all’invasione sovietica che, però, non ha ripagato le aspettative della Cia, anzi. Hekmatyar si è trasformato in una sorta di Khomeini afghano. Nei suoi campi profughi è stata allevata una leva di giovani ostili al "modello americano" tanto che alcuni dei terroristi coinvolti nell’attentato del 1993 al World Trade Center di New York sarebbero proprio ex seguaci di Hekmatyar. Così come i responsabili delle bombe di quest’anno contro le basi americane in Arabia Saudita. Con il Medio Oriente anche l’Asia centrale - spiegava ieri il saggista Oliver Roy in un’intervista a ’Le Figaro? - possiede un immenso potenziale energetico. Isolare l’Iran e aprire una via verso Mar Caspio e Mar Nero è l’obiettivo strategico americano. E’ logico quindi, anche se inquientante, il fatto che Najibullah, ultimo presidente dell’Afghanistan comunista, sia stato la prima vittima dei Talebani a Kabul».