R. Es., Stefano Silvestri, RVolker R¸he (ministro della Difesa tedesco), Il Sole 24-Ore, 17/10/1996., 17 ottobre 1996
Una complicazione dello scenario russo viene dalla Nato, alla quale vorrebbero aderire tanti stati che furono nel Patto di Varsavia o comunque sotto l’influenza militare sovietica
Una complicazione dello scenario russo viene dalla Nato, alla quale vorrebbero aderire tanti stati che furono nel Patto di Varsavia o comunque sotto l’influenza militare sovietica. Sia Lebed che Zjuganov hanno sempre manifestato enorme preoccupazione per un’eventualità di questo genere (cannoni americani a Budapest, ma puntati verso Mosca). La Nato oggi ha 16 stati membri e dalla caduta del muro di Berlino sta modificando la sua natura e la sua missione da organizzazione puramente militare (si contrapponeva al Patto di Varsavia) a organizzazione che gestisce le «crisi in Europa, la cooperazione con i paesi non appartenenti all’alleanza e la diffusione della stabilità». La situazione dei paesi che vorrebbero aderire è questa: quelli che desiderano entrare ma non potranno e quelli che lo desiderano, potranno, ma non subito. I primi sono gli stati dell’ex Urss (l’Ucraina o le tre Repubbliche baltiche): il rifiuto ad ammetterle è legato alla volontà della Nato di non scontrarsi con la Russia e alla difficoltà oggettiva di garantirne una difesa credibile. Romania, Albania, Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Slovenia potranno entrare ma lentamente: «più sarà largo il primo gruppo dei nuovi membri, più sarà difficile spiegare il perché delle altre esclusioni e più diverrà improbabile un secondo allargamento». L’ago della bilancia è la Russia con la quale è necessario un accordo politico-strategico preventivo prima di aprire la Nato ai nuovi alleati. La collaborazione fra Nato e paesi ex comunisti è comunque già in atto, a partire dagli interventi nella ex Jugoslavia: Nato e Russia hanno già collaborato strettamente in Bosnia e l’Alleanza atlantica sta discutendo il pregetto di una Carta Nato-Russia che formalizzi queste collaborazioni. Inoltre nel Consiglio baltico tutti i paesi del litorale baltico collaborano con la Commissione europea. Ancora: la Germania ha quest’anno in programma 85 attività di cooperazione con la Polonia (in questi mesi è prevista un’esercitazione militare tedesco-polacca che attreverserà il fiume Oder). Inoltre, un battaglione aviotrasportato polacco sta collaborando con soldati danesi, svedesi e baltici nella Brigata Nordica, guidata da un comandante di brigata danese che risponde a un comandante di divisione statunitense. Nel medesimo settore truppe russe e americane lavorano a stretto contatto (programma Ifor). C’è poi l’esperienza in Ungheria: dal dicembre 1995, il vecchio aeroporto di Taszar, una volta in mano ai sovietici, è diventato il principale centro di collegamento per le truppe americane di stanza in Germania poi inviate a Tuzla (Bosnia) per le operazioni di pace decise a Dayton. Si tratta del primo esempio di collaborazione militare della Nato con un Paese dell’ex Patto di Varsavia: è andata bene al punto che l’Ungheria potrebbe essere inclusa nella prima ondata di futuri membri della Nato.