Gian Carlo Fossi, La Stampa,, 08/10/1996; Pietro Piovani, Il Messaggero, 08/10/1996., 8 ottobre 1996
Uno statale su cinque è pronto a lavorare part-time. Datamedia ha intervistato 1002 dipendenti pubblici: il 22 per cento ha detto sì, l’11 per cento si è dichiarato incerto, il 67 per cento ha risposto no
Uno statale su cinque è pronto a lavorare part-time. Datamedia ha intervistato 1002 dipendenti pubblici: il 22 per cento ha detto sì, l’11 per cento si è dichiarato incerto, il 67 per cento ha risposto no. Altri dati emersi dall’indagine: il 45,9 per cento degli intervistati apprezza «poco» o «per nulla» il servizio offerto dai dipendenti pubblici. Ma il 55,6 per cento crede di avere una retribuzione «poco» o «per nulla» adeguata al lavoro svolto, giudizio condiviso solo dal 24,5 per cento dei cittadini italiani in genere. Le 36 ore di lavoro settimanale sono quasi un’eccezione: solo il 41,3 per cento dice di prestare servizio secondo l’orario previsto, il 20 per cento dice di lavorare di meno, il 12,7 lavora meno di 18 ore a settimana. La proposta del part-time negli uffici dello Stato (mezza giornata a mezzo salario) è del ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini ed è stata varata dal consiglio dei ministri nell’ambito della Finanziaria 97. Questo provvedimento farebbe risparmiare al Tesoro 3 mila miliardi alla voce stipendi, ipotizzando che il 10 per cento del personale raccolga l’invito. Il part-time nel pubblico impiego esiste già, ma con il nuovo decreto solo chi sceglie l’orario corto può fare il doppio lavoro (ci saranno perciò controlli più severi e punizioni più rapide contro il doppiolavorismo clandestino).