Sergio Luciano, La Stampa, 03/03/1996, 3 marzo 1996
Sentiamo come ragiona Ernesto Pascale, amministratore delegato della Stet. Perché questo no allo spezzatino? Non frutterebbe ben 10 mila miliardi in più? «Intanto, secondo calcoli più seri e oggettivi, l’eventuale beneficio finanziario per l’Iri sarebbe di tremila miliardi
Sentiamo come ragiona Ernesto Pascale, amministratore delegato della Stet. Perché questo no allo spezzatino? Non frutterebbe ben 10 mila miliardi in più? «Intanto, secondo calcoli più seri e oggettivi, l’eventuale beneficio finanziario per l’Iri sarebbe di tremila miliardi...» E dice niente? «Un momento: questi sono calcoli astratti. I titoli della Stet sono penalizzati in Borsa perché se ne attende una vendita massiccia. Se si decidesse lo spezzatino, il calo si sposterebbe sui titoli delle singole società. La verità è un’altra, temo». E quale? «Con lo spezzatino, qualcuno che non ha la forza di entrare nelle privatizzazioni in blocco alla Stet spera di strappare qualche boccone per sé...» Pascale non dice a chi pensa (pensa alla Fiat, a Berlusconi, a De Benedetti, a gruppi stranieri) ma aggiunge: «Il fatto è che per la Stet è essenziale andare sui mercati internazionali, perché la liberalizzazione le farà perdere quote di mercato in Italia; ma andare all’estero comporta investimenti che si ottimizzano solo se il gruppo rimane integro [...] Non siamo chiusi né alla liberalizzazione né alla privatizzazione. Ma tutto ciò va fatto, senza sacrificare il patrimonio di professionalità, risorse e strutture del gruppo». Ancora: «E’ giusto privatizzare la Stet al più presto, costituendo un nocciolo duro di azionisti in prevalenza italiani».