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 2001  aprile 05 Giovedì calendario

La cella di Slobodan Milosevic è in fondo a un corridoio al primo piano della prigione di Belgrado, misura quattro metri e mezzo per tre, ha il pavimento di linoleum verdino e le pareti bianche e azzurre

La cella di Slobodan Milosevic è in fondo a un corridoio al primo piano della prigione di Belgrado, misura quattro metri e mezzo per tre, ha il pavimento di linoleum verdino e le pareti bianche e azzurre. Non ci sono finestre, il letto è di ferro con il ripiano di legno verniciato di verde, due panche, due armadietti, una scopa e uno straccio. C’è un lavandino e una piccola stanza da bagno senza tazza, ma con un buco sul pavimento, e una doccia con acqua calda. Milosevic si alza alle sei e trenta (un’ora dopo gli altri detenuti), si lava, si fa la barba, legge i quotidiani, fa colazione con tè, pane e margarina. Una decina di minuti in cortile per prendere un po’ d’aria e dalle dieci può ricevere le visite dei familiari. Alle tredici viene servito il pranzo in ciotole di plastica: qualche fetta di pane e una brodaglia di patate e carne di maiale. Alle venti, la cena costituita da tè, pane e una specie di salame a buon mercato. Se non è sazio, può chiedere una doppia razione oppure può mangiare quello che eventualmente gli hanno portato da fuori. Passa ore a scrivere e a leggere (ora è alle prese con "Guerra e pace"), può fumare (Drina original con filtro, sigarette popolari da seicento lire al pacchetto) ma non può portare la cinta ai pantaloni. Le luci si spengono alle ventidue, ma lo lasciano leggere tutto il tempo che vuole. Mishko, trentaquattro anni di cui molti trascorsi nelle carceri di mezza Europa, dice che San Vittore in confronto al carcere di Belgrado è un grand hotel: la zuppa è piena di sassi e fa schifo; ogni cella dovrebbe accogliere otto persone, ma spesso ce ne sono anche quindici. A proposito del trattamento riservato a Milosevic Mishko aggiunge: «Per lui tutto è diverso dagli altri. Gli hanno rifatto la cella e invece di sorvegliarlo lo proteggono. Gli amici, dentro, mi racconta che le guardie sono in soggezione e lo trattano come fosse ancora il presidente. Quando arriva la moglie Mira con la biancheria la fanno passare dal cortile e un secondino le porta il sacco. Le fa da cameriere, insomma».