Natalia Aspesi, la Repubblica, 20/12/1996, 20 dicembre 1996
«Le donne entravano nella sua vita con la volontà imperiosa di diventare il suo unico, grande amore, ma poi si trovavano irretite nella nebbia delle sue indecisioni, ostacolate nei loro progetti di occuparne la vita, dalla forza tranquilla con cui lui cercava di mantenere uniti tutti gli affetti, come una grande madre incapace di ferire, come un patriarca dalle passioni spente: così, irritate dalla guerra persa, le signore si stancavano di quell’uomo affascinante e tenero, quasi domestico eppure poco presente, sfuggente, mai all’altezza della loro possessività esclusiva; troppo poco divo per la sua celebrità di grande attore, troppo fedele e in fondo monogamo, ad ogni innamoramento extraconiugale, per la sua fama di seduttore, sia pure involontario e riluttante, contro cui ha lottato, inutilmente, tutta la vita; una sola, pare, se ne andò per sempre, sdegnata e spietata, sbattendo simbolicamente una porta in faccia al suo fascino senza narcisismi, buono e gentile, da marito di troppe donne
«Le donne entravano nella sua vita con la volontà imperiosa di diventare il suo unico, grande amore, ma poi si trovavano irretite nella nebbia delle sue indecisioni, ostacolate nei loro progetti di occuparne la vita, dalla forza tranquilla con cui lui cercava di mantenere uniti tutti gli affetti, come una grande madre incapace di ferire, come un patriarca dalle passioni spente: così, irritate dalla guerra persa, le signore si stancavano di quell’uomo affascinante e tenero, quasi domestico eppure poco presente, sfuggente, mai all’altezza della loro possessività esclusiva; troppo poco divo per la sua celebrità di grande attore, troppo fedele e in fondo monogamo, ad ogni innamoramento extraconiugale, per la sua fama di seduttore, sia pure involontario e riluttante, contro cui ha lottato, inutilmente, tutta la vita; una sola, pare, se ne andò per sempre, sdegnata e spietata, sbattendo simbolicamente una porta in faccia al suo fascino senza narcisismi, buono e gentile, da marito di troppe donne. Lei era Faye Dunaway. (...) Mastroianni era un maschio italiano, per di più di classe 1924, del tipo cioé che si sposa una sola volta e per sempre: non solo lui, laico, per una sua idea religiosa del matrimonio indissolubile, ma anche per la profonda saggezza, perché poi alla fine, diceva, tutti i matrimoni si logorano, tanto vale conservare il primo e l’unico, soprattutto con una moglie come Flora, intelligente e sapiente, sufficientemente indifferente per diventare una specie di sorella poco intrusiva, sempre disposta a fargli credere che qualunque passione lo travolgesse, la famiglia era sempre un’altra cosa».(Natalia Aspesi).