Giorgio Mengoni, Il Messaggero, 25/03/1997, 25 marzo 1997
Protesta messa in atto dai 650 detenuti rinchiusi nel carcere di Vila Branca, in Brasile, contro il sovraffollamento: ogni trenta giorni uccidono uno di loro scegliendolo tra i "novizi", cioé gli ultimi arrivati oppure quelli che hanno subito condanne più lievi
Protesta messa in atto dai 650 detenuti rinchiusi nel carcere di Vila Branca, in Brasile, contro il sovraffollamento: ogni trenta giorni uccidono uno di loro scegliendolo tra i "novizi", cioé gli ultimi arrivati oppure quelli che hanno subito condanne più lievi. L’ultima vittima è stato Newton César Luiz, di 25 anni, arrestato con un chilo di marjuana e ucciso da cinque suoi compagni dopo cinque giorni con 50 coltellate durante l’ora d’aria. Il sovraffollamento consiste in questo: nella cella di 35 metri quadrati riservata a informatori e stupratori, (vittime certe degli altri detenuti che, di solito, prima di sopprimerli li violentano per disprezzo) sono rinchiuse 80 persone che per dormire distesi devono organizzarsi in tre turni; niente ora d’aria poiché se uscissero nel cortile verrebbero uccisi. Nelle altre celle sono rinchiusi in condizioni pesantissime ladri, assassini, travestiti. Alcuni di questi hanno ottenuto la semilibertà, ma non possono uscire per le lentezze burocratiche oppure perché troppo poveri per pagarsi un avvocato. Il Brasile ha un deficit carcerario di 70.000 posti e l’Aids è di gran lunga la prima causa di morte fra i detenuti.