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 1997  giugno 10 Martedì calendario

Caro direttore, ringrazio Ivo Caizzi e la direzione per il bell’articolo "Ricca lex sed lex", per i precedenti sugli stipendi e pensioni dei parlamentari, nonché per tenerci informati sui loro auto- aumenti di stipendio, cui io scrittore assolutamente non tutelato da un qualsivoglia fondo pensionistico e sempre fatto bersaglio di continui attacchi dai media ( anche con risvolti giudiziari) contribuisco in maniera risibile

Caro direttore, ringrazio Ivo Caizzi e la direzione per il bell’articolo "Ricca lex sed lex", per i precedenti sugli stipendi e pensioni dei parlamentari, nonché per tenerci informati sui loro auto- aumenti di stipendio, cui io scrittore assolutamente non tutelato da un qualsivoglia fondo pensionistico e sempre fatto bersaglio di continui attacchi dai media ( anche con risvolti giudiziari) contribuisco in maniera risibile. A fronte di un fatturato lordo 1996 di Lit. 400.000.000, quindi già Lit. 320.000.000 al netto delle trattenute, ho versato in questi giorni all’erario Lit. 141.000.000 circa (somma che ben pochi ultramiliardari pagano non solo nell’intera provincia di Brescia ma in Italia, e io sono solo un benestante nemmeno ricco - come potrei mai? E’ così da sempre!), ma anche i restanti Lit. 180.000.000 sono virtuali, perché vanno defalcati di almeno Lit. 50.000.000 in spese vive (libri, luce, gas, telefono, fax, computer, carta, macchinari vari) e di almeno atri Lit. 30.000.000 in spese vivissime (benzina, auto, pernottamenti), spese di cui non detraggo una lira, non avendo partita Iva e non contemplando il diritto d’autore tale trattamento. Mi resterebbero Lit. 100.000.000 ma, ahimé, ho avuto Lit. 40.000.000 in spese di avvocato non detraibili, e tutto per difendere non un patrimonio economico personale ma innanzitutto il diritto alla libertà di parola di tutti solo in secondo luogo per contrattaccare ad alcune patenti infamie sul mio conto, sicché, per concludere, ho lavorato per Lit. 400.000.000 ma ho vissuto con Lit. 60.000.000, che è tutto quello che mi resta. E ogni anno è così. Per fortuna, a parte scrivere, non ho altri vizi (vacanze rare e sempre modeste - non sento per fortuna il bisogno di altre - nessuna auto di pregio o cambiata di frequente, nessuna mondanità, nessun apparato di rappresentanza dello "scrittore di ruolo"). Dalla mia postazione, non posso che invidiare coloro che se la cavano con un semplice pizzo alla mafia: costoro, prima di lamentarsi, dovrebbero sperimentare cosa significa cadere sotto il pizzo di questo Stato e di questi Governi, Ulivo compreso! E non mi si venga a dire che la mafia non fornisce i servizi che fornisce lo Stato! Perché purtroppo è vero il contrario. (Aldo Busi).