Nico Orengo, La Stampa, 13/11/1997, 13 novembre 1997
«Eravamo abituati a pensare alla panchina come luogo di piacevole sospensione dalle ansie terrene. La panchina come nuvola d’amore per i fidanzatini di Peynet o delle tante tate che ai giardini, con un occhio seguivano il gioco dei bambini e con l’altro timidi soldatini
«Eravamo abituati a pensare alla panchina come luogo di piacevole sospensione dalle ansie terrene. La panchina come nuvola d’amore per i fidanzatini di Peynet o delle tante tate che ai giardini, con un occhio seguivano il gioco dei bambini e con l’altro timidi soldatini. La panchina come luogo di incontro, di scaccia solitudine - ricordate "Forrest Gump"? - dove raccontarsi e ascoltare racconti. Come in "Manhattan" dove Woody Allen e Diane Keaton guardano la loro città e ne testimoniano il loro struggimento. Panchine dove scambiarsi un bacio o far merenda, fumare una sigaretta, aspettare come fa Peter Sellers in "Oltre il giardino" che il mondo intorno si metta a poco a poco, in luce. Ebbene tutto ciò potrebbe diventare un ricordo perché contro le panchine sta per cominciare una crociata. Anzi, è già cominciata. Prima a Treviso, adesso a Mestre. Le panchine - si dice - sono diventate nido di barboni, extracomunitari, drogati: giardini e panorami condominiali ne risultano sfregiati. Le amministrazioni provvedano a rimuoverle».