Guido Vergani, Corriere della Sera, 14/11/1997, 14 novembre 1997
«Addio, marciapiedi. Di diritto, con un pedaggio comunale, saranno delle auto, non più dei pedoni
«Addio, marciapiedi. Di diritto, con un pedaggio comunale, saranno delle auto, non più dei pedoni. Questo è l’editto milanese [...]. Il poeta futurista Corrado Govoni li vedeva come "giarrettiere allungabili" che "s’aggrappano alle gambe delle case" e li trovava anche "turbanti", come possono eroticamente esserlo, appunto le giarrettiere [...] Chi scrive ricorda che negli anni Cinquanta [...] il marciapiede, anche in una città di frenesie come Milano, era da tempi lenti, placidi, da camminate cadenzatissime. Era il simbolo della pausa, del respiro nelle esistenze metropolitane sempre un po’ affannose e ansimanti [...] E’ fantastico sia milanese l’idea di rosicchiare quel che rimane dei marciapiedi, già ridotti a listelle, a fettucce, già conquistati, "sodomizzati" dalle auto per ricavarne posteggi a pagamento [...] Certo, la città può ancora camminare, ma rasente ai muri, come i cani bastonati».