Michele Serra, líUnit, 18/10/1997, 18 ottobre 1997
«Non sono riuscito a capire bene, dalle cronache dei giornali, se nei cortei studenteschi si cantassero le sigle dei cartoons televisivi giapponesi per fede televisiva oppure per citazione ironica
«Non sono riuscito a capire bene, dalle cronache dei giornali, se nei cortei studenteschi si cantassero le sigle dei cartoons televisivi giapponesi per fede televisiva oppure per citazione ironica. Né mi pare che il motivetto di Lady Oscar, quanto a pregnanza, sia peggiore delle canzoncine da corteo di una volta. Tornando all’ironia: è tipico di molte ”negritudini” - e quella dei minori parcheggiati in scuole spente e davanti a televisori accesi è una negritudine - appropriarsi, sarcasticamente, di simboli e linguaggi della propria segregazione. Però, di solito, a questa operazione di autocoscienza allegra se ne affianca un’altra, più faticosa ma altrettanto necessaria; di autonomia culturale: i neri d’America hanno inventato il blues e il rap per conto loro, senza prenderli in prestito dai loro padroni. Sarebbero rimasti, se no, degli innocui zio Tom. Questo per dire che, tra un ritornello di Cristina D’Avena e l’altro, ci sarebbe forse il posto per qualche cosa che sia ignoto ai giornalisti e ai negozianti che guardano passare il corteo. Dopotutto anche a noi altri, ormai trent’anni fa, volevano farci crescere tra i ritornelli, televisivi e non, dell’epoca. Inventarne e cantarne degli altri, tutti nostri, è stato molto inutile per il cambiamento del mondo, ma utile, se non altro come metodo, per farci crescere» (Michele Serra).