Danilo Castellarin, la Repubblica, 18/10/1997; Il Giorno, 18/10/1997., 18 ottobre 1997
«Caro Gianfranco, sono un ragazzo di 27 anni, abito in provincia di Verona. Mi è piaciuto molto come hai ucciso e fatto a pezzi le tre puttane di cui si è sentito parlare
«Caro Gianfranco, sono un ragazzo di 27 anni, abito in provincia di Verona. Mi è piaciuto molto come hai ucciso e fatto a pezzi le tre puttane di cui si è sentito parlare. Da quando non sto più con la mia ragazza non ho più avuto gioia. Da allora anch’io vado con le puttane e mi piacciono soprattutto quelle negre. Sappi che io sono andato tante volte con due negre, e la terza volta ho tentato di ammazzarne una; l’ho presa per il collo ma purtroppo mi è scappata, allora l’ho rincorsa cercando di investirla con la macchina ma non ci sono riuscito e mi è dispiaciuto molto. Ogni volta che ti vedo per il telegiornale mi fai eccitare molto perché ci sei riuscito. (...) Ti dirò che questa donna fatta così mi viene voglia di ucciderla perché so che non potrò mai averla. Quindi non manca molto che comincerò anch’io ad ammazzarle per eccitarmi. Ti ho detto solo poco delle mie fantasie sessuali ma ti scriverò ancora perché a volte mi torna la voglia di uccidere e non manca molto al momento in cui lo farò» (Lettera di Gianni, ventisettenne di Sanguinétto, in provincia di Verona, datata 10 aprile 1997 ed inviata a Gianfranco Stevanin, il pluriomicida di Terrazzo, Verona. Stevanin dice che gliene sono arrivate molte altre dello stesso tenore.