Antonella Barina, il VenerdÏ, 07/11/1997., 7 novembre 1997
«Ancora oggi mi sveglio di notte urlando. Mi sembra di rivivere una fame atroce. Quella che in carcere mi spinse a bollire le suole delle scarpe, pur di mangiare qualcosa
«Ancora oggi mi sveglio di notte urlando. Mi sembra di rivivere una fame atroce. Quella che in carcere mi spinse a bollire le suole delle scarpe, pur di mangiare qualcosa. Le ho divorate quelle scarpe, un pezzetto dopo l’altro [...] E di notte riaffiora lo strazio delle torture. Le guardie cinesi mi legavano le mani dietro la schiena e mi sospendevano al soffitto per le braccia, poi mi versavano addosso acqua bollente. Sembrava che le spalle si staccassero dal tronco e la pelle dal corpo. Il giorno dopo mi mandavano a lavorare nei campi, a tirare l’aratro come un bue. E sull’aratro montava un cinese, che schioccava la frusta, come se guidasse un calesse. Il dolore del giogo sulla carne viva...» (Panden Gyatso, monaco tibetano).