Alberto Arbasino, la Repubblica, 29/11/1997., 29 novembre 1997
Alessandro Magno, basso, la pelle chiara, la testa perennemente reclinata da un lato, il sudore di un’odore «simpatico e talvolta squisito»
Alessandro Magno, basso, la pelle chiara, la testa perennemente reclinata da un lato, il sudore di un’odore «simpatico e talvolta squisito». Era coraggioso, sportivo e spericolato, per niente attraente. Arrivò vergine al matrimonio. Durante le spedizioni militari, mentre i suoi uomini frequentevano i bordelli, rifiutava i ragazzini che gli venivano offerti da generali o adulatori. Trascorreva le serate a tavola parlando e bevendo fino a crollare per l’ubriachezza. Si narra che durante una gran bevuta uccise involontariamente Efestione, il suo miglior amico, tirandogli un piatto in testa. In realtà il giovane morì per aver divorato, nonostante fosse in cura per un’infezione intestinale, un pollo arrosto accompagnato da un fiasco di vino gelato. Alessandro fece crocifiggere Glauco, il medico che l’aveva in cura, perché quella sera, trovandosi a teatro, non lo soccorse.