Paul Thomasi, MF, 12/12/1997., 12 dicembre 1997
Le banche giapponesi non sono le più esposte nella crisi asiatica. Secondo uno studio di Michael Taylor, economista di punta per l’Asia di Wi Carr, in Corea, Thailandia e Indonesia sono le banche europee ad essere maggiormente esposte
Le banche giapponesi non sono le più esposte nella crisi asiatica. Secondo uno studio di Michael Taylor, economista di punta per l’Asia di Wi Carr, in Corea, Thailandia e Indonesia sono le banche europee ad essere maggiormente esposte. Negli ultimi tre anni hanno fornito 82 mila miliardi di lire di crediti, ossia il 27% del totale. In Thailandia vantano il 30% dei crediti, contro il 23% dei giapponesi e il 19% degli americani. In Indonesia le percentuali sono 24, 20 e 23. In Sud Corea 29, 24 e 32. Secondo una ricerca di ”Capital Data Loanware” sui prestiti consorziali e i certificati di deposito a tassi variabili accordati negli ultimi tre anni il divario è ancora più ampio: il 27% dei crediti è stato fornito da europei ed americani ed il 17,8% dai giapponesi. Tra i paesi europei maggiormente implicati nella crisi la Germania, che detiene il 6,45% dei crediti, la Francia (6,05%), gli svizzeri (5,30%) e gli inglesi (4,96%). Tre delle maggiori banche americane, Merrill Lynch, Lehman Brothers e Citicorp sono impegnate per oltre 50 mila miliardi di lire.