Paolo Guzzanti, La Stampa, 27/12/1997., 27 dicembre 1997
A proposito dei campi dove vivono i terremotati umbri e marchigiani: «Su al campo è evidente che molti amori nascono fra i ragazzi fra le tende e la neve, molti appuntamenti al vespro
A proposito dei campi dove vivono i terremotati umbri e marchigiani: «Su al campo è evidente che molti amori nascono fra i ragazzi fra le tende e la neve, molti appuntamenti al vespro. La minestra è bollente, il formaggio e il prosciutto sono di prima qualità perché le case alimentari ci tengono ad essere in prima linea con i loro marchi e così quelle che fabbricano indumenti. C’è eccesso di tutto: medicinali, scarpe, cibo, giochi per bambini. Patetici e anzi ignobili i mucchi degli indumenti logori e indecenti che la gente col pelo sullo stomaco ha spedito per sentirsi buona svuotando cantine e soffitte. Certa biancheria spedita ai poveri terremotati, dovrebbe essere bruciata col lanciafiamme. Anche quelli della carità pelosa sono italiani di questa fine secolo, in fondo, ed hanno voluto il loro monumento all’ipocrisia e alla micragna».