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 1998  gennaio 22 Giovedì calendario

Nel 1974, per combattere gli attacchi speculativi sulla lira, la Banca d’Italia ottenne dalla Bundesbank un prestito di 2 miliardi di dollari

Nel 1974, per combattere gli attacchi speculativi sulla lira, la Banca d’Italia ottenne dalla Bundesbank un prestito di 2 miliardi di dollari. Per garantire il prestito, l’Uic, Ufficio italiano cambi, acquistò dalla Banca d’Italia 543 tonnellate d’oro. Il prestito fu estinto nel settembre 1978, ma l’oro rimase all’Uic. Rivalutato negli anni, i capital gains non furono tassati, perché la legge prevede la tassazione solo al momento della vendita. Nel luglio dello scorso anno l’Uic, in corso di liquidazione, ha venduto l’oro alla Banca d’Italia ed ha perciò pagato un’imposta di 4 mila miliardi, parte dei quali (3.400) versati a novembre nelle casse dello Stato. Questi miliardi, registrati nel fabbisogno, hanno fatto scendere il rapporto deficit/pil al 2,7%. Il problema posto dai governi di mezza europea e dalla Commissione Ue è il seguente: è lecito conteggiare quegli introiti fiscali nel fabbisogno? Il governo italiano, che pare destinato ad essere sconfitto (con conseguente bocciatura della manovra), sostiene di essere estraneo alla manovra perché l’Uic «è un’istituzione indipendente» con la quale lo Stato non ha nulla a che vedere, e lo stesso dicasi per la Banca d’Italia. Il professor Stefan Keuning, presidente dell’Istat olandese (e con lui il Comitato europeo per le statistiche sulle bilance dei pagamenti) ribatte: si può definire indipendente un’istituzione come l’Uic, con vertici designati o provenienti dal ministero delle Finanze e dalla Banca d’Italia? E poi, perché il 60% degli utili dell’Uic sono incamerati dallo Stato?