Marco Cecchini, CorrierEconomia, 26/01/1998; Roberto Da Rin, Il Sole-24 Ore, 30/01/1998., 26 gennaio 1998
Il governo ha presentato un piano che prevede il dimezzamento del rapporto debito/pil (attualmente al 122%) entro dieci anni
Il governo ha presentato un piano che prevede il dimezzamento del rapporto debito/pil (attualmente al 122%) entro dieci anni. Per il ”Financial Times” si tratta di un obiettivo raggiungibile: basta aumentare le entrate, rifinanziare il debito a tassi più bassi e vendere attività («Tutte cose che il governo Prodi sta già facendo»). Unico problema: l’Italia dovrà mantenere un surplus primario, cioè al netto degli interessi, del 5-6%. Secondo Alberto Alesina, cattedra ad Harvard, «l’ipotesi di una crescita nominale del 4,5% è un sogno, non sta né in cielo né in terra. Equivale a uno sviluppo reale del 2,5 per cento, impossibile tenendo conto che la nuova Banca centrale europea farà una politica di grande rigore». Secondo Alesina sarà già molto se si dimezzerà il rapporto debito/pil in venti anni. Per ridurre il debito in un tempo minore esistono solo due strade: far salire l’inflazione (come fecero gli Stati Uniti alla fine della seconda Guerra mondiale, quando avevano un rapporto debito/Pil del 124%,); consolidare il debito (come fece nel 1926 Mussolini, trasformando da mattina a sera i titoli di Stato in possesso dei cittadini da strumenti a breve termine in trentennali a tasso fisso). Secondo Mario Baldassarri gli obiettivi del governo sono raggiungibili a patto di ottenere la piena occupazione entro il 2009 «e al momento non si vede come». Sul ”Sole-24 Ore” Roberto Da Rin stima che «anche se l’economia crescesse a un tasso annuo nominale del 4,5% fino al 2008, il governo riuscisse a incassare 25-30 mila miliardi di privatizzazione ogni anno, venisse mantenuta una pressione fiscale come l’attuale, e vi fosse un bilancio globale in pareggio dal 2002, tutte ipotesi ottimistiche, non sarà possibile conseguire questo obiettivo».