Cesare Medail, Corriere della Sera, 10/02/1998, 10 febbraio 1998
«Vorrei essere chiunque altro: non necessariamente Alain Delon, mi basterebbe Woody Allen. Fisicamente sono la persona che odio di più, mi ispiro repulsione
«Vorrei essere chiunque altro: non necessariamente Alain Delon, mi basterebbe Woody Allen. Fisicamente sono la persona che odio di più, mi ispiro repulsione... Sono vent’anni che non mi guardo allo specchio e che mi taglio durante la barba [...] Non mi piace che la gente mi guardi, perché mi faccio schifo. Non vado alle manifestazioni per paura che mi trovino ributtante. Alle cene in piedi soffro e scappo via: a tavola, reggo al massimo quattro persone [...] L’incubo è la quotidianità, so di cosa parlo, la tragedia di uscire di casa, di andare in posta a fare un vaglia, cose che per gli altri sono normalissime..., anche se ciascuno deve lottare col padre di tutti gli incubi, il Potere: lo Stato, la città, gli sportelli, il postino, sembrano tutti contro i cittadini [...] Zombi e vampiri vanno bene, puoi dargli un pugno e via, ma il fantasma è da infarto. Non ci credo, ma il pensiero del fantasma è l’unica cosa che mi fa veramente paura. Ho un incubo fisso: io che mi sveglio di notte e vedo a capo del letto una donna vestita di nero, immobile e silenziosa. Se una mattina mi trovate morto d’infarto, sappiate che l’ho vista» (Tizano Sclavi, autore tra l’altro del fumetto ”Dylan Dog”, a Cesare Medail).