Marco Carminati, Il Sole-24 Ore, 15/02/1998, 15 febbraio 1998
I pittori del Seicento applicavano tariffe basate sul numero di teste o figure inserite nei quadri. Domenichino chiedeva compensi variabili a seconda dell’umore, ma dal 1621 stabilì un compenso minimo di 100 ducati per figura
I pittori del Seicento applicavano tariffe basate sul numero di teste o figure inserite nei quadri. Domenichino chiedeva compensi variabili a seconda dell’umore, ma dal 1621 stabilì un compenso minimo di 100 ducati per figura. Francesco Albani, chiamato a realizzare gli affreschi della Villa della Favorita, chiese al duca di Mantova Ferdinando Gonzaga uno stipendio fisso. La richiesta era così esosa che fu scacciato con l’accusa di essere un «impertinentissimo pretensore». Marcantonio Franceschini si faceva pagare in biancheria intima, mobilia, scatole di canditi e cioccolato. Il Guercino chiedeva cento ducati per ogni figura intera, cinquanta per le mezze figure, venticinque per una testa.