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 1998  febbraio 18 Mercoledì calendario

A proposito della Legge per l’abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione, detta ”Legge Merlin”, votata dalla Camera il 29 gennaio 1958: «Ammettiamo che la prostituzione sia un vizio, i cui partners sono necessariamente due, la donna e l’uomo in generale, e sia anche una piaga ”vecchia come il mondo”, affermazione discutibile, perché nella primitiva società ordale la promiscuità escludeva, a priori, il mercato dell’amore

A proposito della Legge per l’abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione, detta ”Legge Merlin”, votata dalla Camera il 29 gennaio 1958: «Ammettiamo che la prostituzione sia un vizio, i cui partners sono necessariamente due, la donna e l’uomo in generale, e sia anche una piaga ”vecchia come il mondo”, affermazione discutibile, perché nella primitiva società ordale la promiscuità escludeva, a priori, il mercato dell’amore. In una società civile, i vizi non si combattono con la pretesa di regolarli, e le piaghe si curano con mezzi adeguati. Gli oppositori della legge in questione, ignari perfino del titolo, hanno scomodato filosofi, santi e reggitori di popoli per giustificare l’istituzione legalizzata delle case e la schedatura delle donne, equivalente, per le sue conseguenze, al marchio medievale. La proposta di legge presentata al primo Senato della Repubblica non aveva la pretesa di abolire la prostituzione, ma la regolamentazione che, per la storia, fu una trovata di Napoleone I. Egli ritenne utile, a salvaguardare l’efficenza fisica dei suoi soldati, sottoporre a una visita preventiva le donne ammesse a soddisfarne i bisogni amorosi. Si trattava di una misura inadeguata, spiegabile soltanto col basso livello delle scienze mediche. Allora i maniscalchi strappavano i denti; i barbieri facevano le operazioni chirurgiche e per curare il ”mal francese” si usavano strani metodi di cura. Pare che a un fratello di Napoleone, affetto da una malattia della pelle, si facesse indossare la camicia di uno scabbioso che, secondo i medici, aveva il potere di assorbire gli umori maligni. Oggi, che la scienza è progredita, dobbiamo ritenere non solo inefficiente, ma perfino ridicola ogni disposizione di ordine sanitario che non si estenda anche al cliente, o meglio ai clienti, molti presso il bordel militaire, e in numero notevole, fino a cento al giorno, per ciascuna ospite delle ”case chiuse”. Quanto alle conseguenze sociali, morali, e giuridiche del controllo e della registrazione della donna dedita alla prostituzione, la ”trovata napoleonica” si spiega con il fatto che il grand’uomo, al quale si attribuisce il merito di aver portato in Europa, sia pure sulla punta delle baionette, i sacri principii della Rivoluzione, non credeva affatto nelle tre fatidiche parole Liberté, Egalité, Fraternité, ed il suo Codice, come non garantiva la sicurezza e la dignità dell’individuo, non contemplava affatto i diritti della donna, malgrado egli dovesse la sua ascesa proprio a una donna» (da uno scritto di Lina Merlin del marzo 1966).