Mario Deaglio, La Stampa, 04/03/1998, 4 marzo 1998
«L’Italia si presenta all’appuntamento con l’euro, il nuovo millennio e il mercato globale con due soli gruppi in grado di realizzare strategie a livello planetario: l’Eni, che persegue una politica vigorosa nelle nuove zone petrolifere, come ha dimostrato con i recenti accordi in Kazakistan e la Fiat, con il suo grande progetto di auto mondiale
«L’Italia si presenta all’appuntamento con l’euro, il nuovo millennio e il mercato globale con due soli gruppi in grado di realizzare strategie a livello planetario: l’Eni, che persegue una politica vigorosa nelle nuove zone petrolifere, come ha dimostrato con i recenti accordi in Kazakistan e la Fiat, con il suo grande progetto di auto mondiale. Una posizione di rilievo mantengono Telecom e Pirelli ma, per il resto, l’industria italiana annovera al massimo gruppi di medie dimensioni i quali sono sovente costretti, sui rispettivi mercati, a subire l’iniziativa altrui. Nell’elenco compilato a fine ’97 dal quotidiano inglese ”Financial Times” delle cinquecento maggiori società del mondo per capitalizzazione di mercato, si trovano appena cinque imprese italiane (oltre a Eni, Fiat, Telecom e Tim vi figurano le Assicurazioni Generali) contro sei spagnole, sette svedesi, dieci olandesi, diciannove francesi e ventuno tedesche. La Gran Bretagna, la cui economia ha dimensioni analoghe a quella italiana, vanta ben cinquantuno imprese in questa lista, il che dà una sommaria idea della capacità di decisione autonoma e del potere di mercato di quell’apparato industriale e finanziario. Tre anni prima, nel 1994, le imprese italiane presenti nell’elenco erano venti».