liberal, 05/03/1998, 5 marzo 1998
«L’epidemia del 430-429 a.C. decimò la popolazione, uccidendo lo stesso Pericle che da decenni era il politico più influente di Atene
«L’epidemia del 430-429 a.C. decimò la popolazione, uccidendo lo stesso Pericle che da decenni era il politico più influente di Atene. I sintomi del morbo trascendono ”ogni capacità descrittiva”, scrive Tucidide. Che tuttavia narra: ”In breve il male calava nel petto, con violenti attacchi di tosse. Penetrava e si fissava poi nello stomaco: onde nausee frequenti, accompagnate da tutte quelle forme di evacuazione della bile che i medici hanno catalogato con i loro nomi. In questa fase le sofferenze erano molto acute. In più casi, l’infermo era squassato da urti di vomito, a vuoto, che gli procuravano all’interno spasimi tremendi: per alcuni, ciò avveniva subito dopo che si erano diradati i sintomi precedenti, mentre altri dovevano attendere lungo tempo. Al tocco esterno il corpo non rivelava una temperatura elevata fuori dell’ordinario, né un eccessivo pallore: ma si presentava rossastro, livido, coperto da una fioritura di pustolette e di minuscole ulcerazioni. Dentro, il malato bruciava di tale arsura da non tollerare neppure il contatto di vesti o tessuti per quanto leggeri, o di veli: solo nudo poteva resistere» (da Tucidide, La guerra del Peloponneso Garzanti).