Claudio Magris, Corriere della Sera, 08/03/1998, 8 marzo 1998
«Molti anni fa, tenni una conferenza in un circolo di gentildonne, per lo più attempate. Mentre parlavo, circa la metà dormiva, profondamente e serenamente
«Molti anni fa, tenni una conferenza in un circolo di gentildonne, per lo più attempate. Mentre parlavo, circa la metà dormiva, profondamente e serenamente. Ero lusingato di dar loro quella pace e quella libertà interiore; pensavo al valore religioso del sonno, segno di confidente abbandono alla vita e a Dio, come dice il padre Brown in un racconto di Chesterton, mentre l’insonnia è tormentosa insicurezza e ansia di colpa; pensavo a una pagina di Singer sul sonno dopo l’amore ed ero virilmente fiero di avere così pienamente appagato le dormienti, che cercavo di non destare, parlando con tono flautato, mentre guardavo di traverso le poche sveglie, evidentemente non altrettanto soddisfatte. Purtroppo l’applauso finale di queste ultime strappò brutalmente al sonno le altre, fra le quali una in prima fila, beatamente rovesciata sulla sedia: ”Posso farle una domanda?”, mi chiese, forse per far dimenticare la sua pennichella. ”Certo, signora”, risposi, con la nobiltà del liberale aperto al dialogo. ”Lei ha parlato di Kafka,vero?”. ”No, signora, di Goethe”. ”Oh, mi scusi”. ”Ma le pare”. E così pure quella conferenza si concluse, come doveroso, con un piccolo dibattito».