Gabriele Villa su Il Giornale del 13/04/01 a pagina 4., 13 aprile 2001
"Il mio nome è Villa. Gabriele Villa. Non sono un agente segreto del Vaticano, almeno per il momento, né un figlio di (Radio) Maria
"Il mio nome è Villa. Gabriele Villa. Non sono un agente segreto del Vaticano, almeno per il momento, né un figlio di (Radio) Maria. Sono un radioamatore. In altre parole uno che nonostante abbia avuto i suoi normali sommovimenti sentimentali è rimasto fedele fino ad oggi all’hobby della radio. Qualcuno sospetta che la mia antenna, una tribanda che irradia cento Watt di potenza (la luce di una lampadina) sia una minaccia per la popolazione condominiale. Lo pensano, in realtà, quattro condomini su duecento famiglie. La maggioranza li sbeffeggia, ma i quattro insistono. Con un ronzìo fastidioso. Un ronzìo accompagnato da dispetti e rappresaglie, come quella di annaffiarmi regolarmente "per sbaglio" a qualsiasi ora del giorno e della notte io tenti di affacciarmi al balcone. Da qualche mese a questa parte l’elettrosmog è diventato argomento di dibattito. Si è aperto il festival del microtesla, si è infangato il nome dell’inventore della radio, si sono alzate le barricate. E così dai oggi, dai domani la psicosi da elettrosmog ha contagiato anche me, scrupoloso e responsabile amatore della radio. L’altra settimana ho aperto la porta di casa e quella del tetto ai tecnici del dipartimento di elettronica del Politecnico di Torino. Per cinque ore hanno misurato vicino e lontano dall’antenna campi e controcampi, hanno dispiegato come tanti scudi stellari, strumentazioni in grado di registrare il volo di una farfalla. E alla fine, presente l’amministratore di condominio, mi hanno guardato con una certa compassione: "La sua antenna è insignificante". Insignificante nel senso che l’ago dell’inquinamento elettromagnetico non si è nemmeno schiodato dallo zero. Converrete con me che c’è da entrare in crisi" (Gabriele Villa).